September 15
dal CORRIERE...sono sicura ke sia allarmismo ma, un pò di sano femminismo non fa mai male!!!
Veline, escort, maschilismo
Lettera aperta alle donne
È il momento di un neofemminismo. Ripartiamo dall’autostima
Care donne italiane, o meglio care donne italiane che cominciano a
discutere di deriva maschilista-misogina nel nostro Paese e
dell’imbroglio sesso-politica che sta imbambolando la nostra
repubblica, che si preoccupano della video-velinocrazia che condiziona
le nostre vite di mature (invisibili) e giovani (preferibilmente
scollate); care tutte, che si fa? Finora qualcuna ha parlato di
«silenzio delle donne»; molte altre, non italiane, si sono chieste
perché da noi non ci si ribella; altre ancora hanno obiettato che la
chirurgia plastica è più popolare in Spagna, che le sceme da reality
sono ovunque, che le ragazze che fanno carriera grazie ai potenti sono
un fenomeno globale. Altre sono d’accordo sulle critiche alla
mercificazione- cooptazione come unico mezzo femminile per emergere,
ma si dividono sulle iniziative: manifestare, rompere le scatole in
modo capillare, o inventarsi dell’altro. Hanno iniziato frange
avanzate di studiose e polemiste. Continueranno, forse, donne normali.
Grazie alla diffusione virale, più che di editoriali, di documentari.
Corpi vili?
Perché
è da vari mesi, dall’inizio del caso Berlusconi-Noemi-e poi altre, che
parecchie donne provano un senso di umiliazione collettiva. È da ancora
prima che qualcuna mostra segni di intolleranza attiva. All’inizio
dell’anno è uscito un documentario, Il corpo delle donne di
Lorella Zanardo, prima presentato in eventi semicarbonari, poi
mostrato da Gad Lerner all’ Infedele , ora fenomeno sul Web: è un
rapido e terrificante montaggio-sovrapposizione di immagini tv che
lascia tramortite davanti a un evidente modello di Femmina Unica
raggiungibile solo a furia di diete, reggiseni e chirurgia ( vedere Il corpo delle donne online e poi correre al cinema per Videocracy
di Erik Gandini può produrre gravi stati depressivi bipartisan,
attenzione). Poi i corpi sono diventati veri, di ragazzine che
dicevano papi, di escort nel letto grande, eccetera. Poi ci sono le
ragazze della tv, va da sé.
Studiose all’attacco
Ma ci sono anche le quasi-ex ragazze dell’università, in genere espatriate.
Come
Nadia Urbinati, che insegna teoria politica alla Columbia di New York.
E ha scritto: «Le donne sono sempre lo specchio della società, il
segno più eloquente della condizione nella quale versa il loro Paese:
quando muoiono per le violenze perpetrate da un potere tirannico o
quando viaggiano con voli prepagati per ritirare un cotillon a forma di
farfalla... È urgente che si levino voci di critica, di sconcerto, di
denuncia; voci di donne». E poi Michela Marzano, apprezzata filosofa a
Parigi: «Perché tante donne credono che il solo modo per emergere sia
quello di ridursi a oggetti di pulsioni, contemplate per il
corpo-feticcio che incarnano, e ridicolizzate per la loro incompetenza
professionale davanti alla telecamera? Quale libertà resta oggi alle
donne in un Paese in cui il potere in carica propone loro un modello
unico di riuscita e di comportamento?». Conclude Marzano: «Facciamo,
allora, in modo che il ventunesimo secolo, col pretesto di essere
'alla moda', non sia la tomba di tutte le conquiste femminili del
secolo scorso». C’è chi dice «allora scendiamo in piazza ». E chi
ironizza.
Veline e velini
Come Nicoletta Tiliacos, femminista storica e penna del Foglio ,
che attacca «la piattezza di questa versione vittimistica e irreale
della “donna italiana silenziosa”». Interpellata, Tiliacos precisa:
«Altro che silenzio, sono anni che non sentivo discutere tanto. Se
dobbiamo polemizzare sulla cooptazione in politica, parliamo di
veline ma anche di velini. E poi non stiamo parlando di donne passive,
ma di donne che fanno delle scelte. Intorno ai palazzi del potere ci
sono sempre state le garçonnières . Se ora le ragazze vogliono
uscire e diventare deputate, non mi scandalizzo». Anche se sui media di
centrodestra però c’è chi si scandalizza, e come. C’è Sofia Ventura,
professore di scienza della politica a Bologna, autrice di un articolo
sul velinismo per la fondazione finiana FareFuturo che in primavera
ha scatenato risse. Ventura vorrebbe più indignazione, e più
trasversale: «Ho visto Il corpo delle donne insieme a un
gruppo di studenti di Sciences-Po a Parigi. Erano tutti inorriditi. Ho
discusso alla Festa democratica di Bologna. E tra le dirigenti Pd ho
trovato molto benaltrismo, molto conformismo dettato dalla fedeltà ai
leader. Che in Italia sono maschilisti».
L’autostima bassa
Sono
maschilisti, di sicuro. Ma le donne italiane, sembrano registrare il
più basso tasso di autostima nel mondo occidentale. Tengono la tv
accesa, non badano alle bellezze bipartisan, non si arrabbiano per non
passare per matte. Anche le politiche. Secondo una ricerca della
sociologa Donata Francescato, le nostre parlamentari hanno enormi
difficoltà a pensarsi come leader. Quelle di sinistra ancor più di
quelle di destra. Dice Ventura: «È un dato tragico. È un problema di
tutte. Forse bisognerebbe partire da un’analisi collettiva. E iniziare
a parlare. Nella vita quotidiana e nella vita politica, superando le
divisioni di partito. Per smetterla col conformismo velinaro. Se non
lo facciamo, se non liberiamo i talenti femminili, questo Paese è
condannato a una lenta agonia ». Ma di nuovo: come si fa?
Un nuovo femminismo?
«Io
non sono pessimista», cerca di tirar su il morale Eva Cantarella,
storica del diritto. «Perché ricordo il vecchio femminismo. Si era in
poche, e bisognava convincere la stragrande maggioranza delle donne,
quelle che erano chiuse in casa e dicevano “ma io non sono
discriminata”. Ed è successo, e molto è cambiato. Certo, ci vuole
molto tempo, e un’attività capillare. Per questo non sono contraria a
scendere in piazza. In una fase in cui siamo tutti incatenati agli
schermi, la parola pubblica sarebbe la vera novità. Mi viene in mente
la canzone di Giorgio Gaber, che invitava ad andare nelle strade e
nelle piazze. Il diritto universale non passa per le case,
continuerebbe Gaber. Anche perché, nota Tiliacos che pure non è
d’accordo, «guardare troppa tv rallenta il metabolismo ». Forse le
donne italiane sarebbero più contente del loro corpo se si dessero una
mossa, di questi tempi, vai a sapere.
Maria Laura Rodotà
15 settembre 2009